Fiat 131 Panorama, Alfasud e Fiat 1100 D in “Bianco, Rosso e Verdone"

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Le vicende dei proprietari delle Fiat 131 Panorama, Alfasud e Fiat 1100 D attraverso l’Italia, per andare a votare. E’ il succo di “Bianco, Rosso e Verdone”, (1981). I personaggi sono associati alle tre auto italiane del titolo.

La bianca Fiat 131 Panorama, nuova di trinca, è di Furio, avvocato capitolino impiegato a Torino. La rossa Alfasud 1.2 prima serie è dell’emigrato in Germania, il materano Di Amitrano. La verde, col tetto bianco però, 1100 D è di Mimmo, romano, che va a prendere la nonna a Verona. Tre auto, dunque, le cui tinte sono, se affiancate, quelle del tricolore.




Il film, rivisto oggi, è ancora godibile. Questo avvalora il gradimento di pubblico che ottenne quando uscì nelle sale. Un successo dovuto non solo al camaleontismo di Verdone ma anche al cast in cui spiccano Elena Fabrizi, più nota come Sora Lella, che interpreta Teresa, la nonna del “pupone” Mimmo, Mario Brega, camionista romano, detto “er principe” e Milena Vukotic nell’inconsueta, per lei, parte di una prostituta.

L’Alfasud non fu solo un’automobile ma, già dal suo nome, anche un simbolo. Quel “Sud” stava a indicare la realizzazione di un’idea ambiziosa: produrre auto in uno stabilimento nel Meridione d’Italia. L’epoca è la fine degli anni ’60.


Nel 1967 la responsabilità tecnica, sia del progetto della fabbrica (sarà poi quella di Pomigliano d’Arco) sia della vettura, è affidata da Giuseppe Luraghi, allora presidente Alfa Romeo, azienda che faceva capo all’IRI, a Rudolf Hruska, ingegnere viennese, di grande capacità tecnica e notevole esperienza organizzativa. Lo studio della carrozzeria è assegnato a Giorgetto Giugiaro e Aldo Mantovani. La vettura, in anteprima, è esposta, al Salone dell’Auto di Torino del 1971. Sul mercato arriva nel giugno 1972. L’Alfasud è una berlina di fascia medio bassa, due volumi, quattro porte, spaziosa il giusto, dalla linea armonica e filante. E’a trazione anteriore. I freni sono a disco. Il motore è una novità. E’ un brillante 4 cilindri boxer di 1186 cc di 63 cv, che riesce a spingere l’Alfasud sino a oltre 150 km/h, garantendo pure spunti di buon livello che si associano a una sicura guidabilità. Il primo prezzo di listino è di 1.420.000 lire. Inizia così una dignitosa carriera che si protrarrà sino al 1984 attraverso tre serie e un’articolazione di versioni della berlina con carrozzerie più curate, allestimenti interni impreziositi e prestazioni via via aumentate. Sul mercato, inoltre, fu proposta un’interessante, ma non compresa dal mercato, versione Giardinetta e il grintoso coupé Sprint, disegnato da Giugiaro, rimasto poi in produzione sino al 1989. Da ricordare infine che l’Alfasud, prodotta in poco più di 1 milione di esemplari, è l’Alfa Romeo più venduta di sempre.

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