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sabato 23 gennaio 2016

Centro Ricerche Fiat. Fiat Panda Biomethair


Il Centro Ricerche Fiat, spesso abbreviato in CRF, è un centro di ricerca applicata dell'industria automobilistica, fondato nel 1978 come polo di riferimento per l'innovazione nelle aziende del Gruppo Fiat. Si trova a Orbassano, a pochi chilometri da Torino, ed ha sedi distaccate a Trento, Valenzano (BA) e Foggia. Controlla inoltre il CRP (Centro Ricerche Plastoptica) ad Amaro in provincia di Udine.

Il Centro ha partecipato in 542 progetti europei e registrato più di 2800 brevetti, fra cui quelli dei sistemi Unijet e Multijet di iniezione diretta per motori a gasolio, che nel 2002 gli sono valsi l'Economist Innovation Award. I dipendenti sono 865, con una predominanza di laureati in discipline tecnico-scientifiche. Insieme con il Politecnico, l'Università, il Telecom Italia Lab e l'Istituto nazionale di ricerca metrologica, rappresenta uno dei più importanti centri di ricerca dell'area torinese.

Il CRF si compone di tre divisioni:

Powertrain Technologies (FPT R&T): dipendente da Fiat Powertrain Technologies e incaricata dello sviluppo di 
Motori a benzina, gasolio e combustibili alternativi
Trasmissioni
Tecnologie innovative, che si occupa di ricerca nelle seguenti sottoaree:
Elettronica e telematica
Micro e nanotecnologie
Business Information Technology
Veicoli, i cui campi di ricerca sono
Sistemi veicolo (eccetto quelli precedentemente citati)
Tecnologie legate all'ingegneria di processo: prototipazione rapida, tecniche di stampaggio ecc.
Ingegneria dei materiali, specialmente in ambito sostenibilità ambientale
Benché l'attività del Centro sia rivolta all'industria automobilistica, un certo numero di innovazioni ha avuto ricadute anche in campi correlati, principalmente quello metalmeccanico. Alcuni progetti secondari sono stati espressamente rivolti a temi non direttamente collegati con il settore automotive, quali la produzione di energia elettrica da fonti alternative (ECO-MENSA) e la logistica industriale (Logicost).

Fra le recenti innovazioni sviluppate dal Centro e attualmente implementate sui veicoli di serie vi sono il Multiair, un metodo di attuazione elettroidraulica delle valvole che permette di variarne i tempi di apertura e chiusura, un sistema di cambio dual clutch e Blue&Me, una piattaforma di infotainment.

Altre tecnologie sono attualmente state applicate solo a versioni prototipali di veicoli di serie, ad esempio un sistema drive by wire (senza connessioni meccaniche fra volante e ruote) per automobili e il motore a celle combustibili montato sulla Panda Hydrogen.

Uno dei progetti CRF: Fiat Panda Biomethair
Punto di incontro fra 19 partner tra aziende e mondo accademico del territorio piemontese, il progetto Biomethair ha visto la realizzazione di un prototipo di city car capace di bassissime emissioni di CO2, con un impatto ambientale quasi nullo. Attraverso la creazione di una nuova filiera di produzione biologica del combustibile (biometano e bioidrogeno) basata sulla conversione di biomasse di scarto, è stato possibile realizzare un sistema di mobilità con energia a “km zero” e bassissimo impatto ambientale.

La Fiat Panda utilizzata come veicolo di base nel primo asse del progetto monta una versione evoluta e specifica del motore bicilindrico “TwinAir”, ottimizzata per l’alimentazione a metano. Questa integra al suo interno un sistema “mild hybrid”, che consente di ottimizzare la gestione energetica del veicolo al fine di ridurre ulteriormente consumi ed emissioni.

Nel secondo asse del progetto si è pensato a soluzioni innovative per lo stoccaggio del gas compresso, con bombole alleggerite con anima in acciaio alto-resistenziale e avvolte in fibra di carbonio. Queste sono poi state integrate sotto il pianale del veicolo, senza riduzioni della capacità del vano bagagli. 
Il terzo asse di sviluppo ha portato alla realizzazione, presso il polo tecnologico di ACEA Pinerolese, di un sistema di produzione per via biologica di metano ed idrogeno, basato su processi di digestione anaerobica delle biomasse di scarto, e successiva purificazione del gas prodotto. Miscelare i due gas ha consentito di ridurre del 32% le emissioni totali di CO2.


La produzione di biometano e biomiscele rappresenta la chiusura importante dell’anello della sostenibilità ambientale ed economica. La soluzione proposta all’interno di uno stesso territorio, oltre a offrire competenze tecnologiche in campo motoristico e veicolare, ha trovato anche la possibilità di autoprodurre il proprio combustibile, pulito e rinnovabile, secondo una filiera interamente a “km zero”. ​

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